lunedì 23 maggio 2011

Riflessione da due soldi.

Prima, insonnolita, mentre facevo le mie cose pensavo:

C'è stato un tempo che facevo tutto con le forbici.
Poi è arrivata la taglierina da tavolo. 
Era più facile, ma non può tagliare tutto.
Per i particolari si possono usare delle piccole forbici strane, ma niente è preciso come il "cutter".
Il "cutter"  che qui viene chiamato "taglierino/a" è una cosa fondamentale, per me.

Il mio fedelissimo, è una specie di bisturi.
Ci si taglia tutto con quello.

Sono richieste solo 2 cose, e bisogna averle assieme:
Precisione e determinazione.

Se sai che devi tagliare, devi andare dritto al punto. 
Non puoi esitare o fermarti o pensarci troppo, perché sennò o vai storto o ti viene fuori tutto smozzicato.
E smozzicato è brutto.

Ecco.
Ora, tagliando delle parti di carta, stavo pensando a quanto vorrei, a volte, poterlo usare in alcuni rapporti, con alcune persone.
Come se fossero di carta.
Prendi la misura e... zac. 
Via tutto quello che non serve.
Senza esitazioni.
Senza pezzettini che restano appesi a ricordarti che c'era dall'altra parte.

Non si tratta di tagliare ponti.
Si tratta di sistemare i bordi. 
Di rimettere bene le cose.
O di rimetterle, come credi che sia "bene".
Tutto lì.

E allora "zac", la parte buona resta e l'altra rotola sul pavimento.
E puoi vedere subito, quello che ti rimane e quello che non ti serve più.

Ti viene anche da pensare che a qualcuno tornerebbe utile anche quel mozzicone di carta.
Ma a te no. Proprio no.
A te non serve più a niente.
E finisci di fare quello che devi, dimenticando.

Eh. 

Dovevo prendere più caffè, stamani.


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